La tua privacy, in chiaro

Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026

Questa pagina spiega cosa fa Dicami con i tuoi dati, in parole normali.

Non sostituisce la Privacy Policy: la traduce. Se qualcosa qui non ti torna, il documento completo è in fondo.

Cosa vede Dicami

Solo il campo in cui stai scrivendo, mentre lo stai usando.

Dicami compare quando stai scrivendo un messaggio a una persona. In quel momento legge il testo già presente nel campo, per capire dove inserire quello che detti e per non rovinare quello che avevi già scritto.

Cosa non vede

Il resto dello schermo. Dicami usa il servizio di accessibilità di Android per un solo scopo: riconoscere il campo attivo e scriverci dentro. Per capire se quel campo serve davvero a comunicare guarda i pulsanti e le etichette che gli stanno intorno — è così che distingue una chat da un modulo — ma quel che vede lì non lo salva e non lo invia: gli serve soltanto, in quel momento, per decidere se comparire.

Una sola eccezione, e la diciamo: se accendi Conversazione naturale, Dicami legge anche il nome con cui la chat è mostrata in cima allo schermo. Serve a non consegnare mai un messaggio nella conversazione sbagliata. Non salva il nome: ne salva un’impronta, da cui il nome non si ricostruisce, e nemmeno quella esce dal telefono.

Le tue conversazioni. I messaggi che ricevi, la cronologia della chat, quello che ha scritto l’altra persona: niente di tutto questo passa da Dicami.

Password, PIN, codici e pagamenti. In quei campi Dicami non compare affatto — e quando riconosce una schermata di accesso sparisce dall’intera schermata, non solo dal campo della password.

Non chiediamo account, non leggiamo i contatti, non usiamo la posizione, non c’è pubblicità e non ci sono strumenti di tracciamento.

Cosa esce dal telefono, e perché

Due cose, per due motivi diversi.

La tua voce, per essere trascritta. Quando detti, la registrazione viene inviata ai nostri server e trasformata in testo. Questo passaggio non avviene sul telefono: senza connessione, Dicami non può funzionare. L’audio serve a produrre la trascrizione e non viene conservato.

Il testo, per comporre il messaggio. La trascrizione e il testo già presente nel campo servono a scrivere il messaggio. Poi il messaggio finisce nel campo, e sei tu a rileggerlo e a decidere se inviarlo.

I due passaggi vanno a due fornitori diversi, e nessuno dei due vede tutto il percorso. La voce la trascrive OpenAI, che non la usa per addestrare i propri modelli: noi non conserviamo niente, ma OpenAI può tenerla fino a 30 giorni per controllare che il servizio non venga usato per abusi. Il testo lo compone un altro modello, che raggiungiamo tramite OpenRouter — da settembre 2026 non è più OpenAI a scrivere i tuoi messaggi.

Il nostro server sta in mezzo e non tiene niente: inoltra la richiesta e basta, senza registrarne il contenuto. Le chiavi di accesso vivono solo lì: non sono dentro l’app.

La beta e il Dicami Observatory

Questa parte riguarda solo chi partecipa alla beta.

Durante la beta raccogliamo alcune osservazioni sull’uso dell’app: le richieste che rivolgi a Dicami, le risposte generate, la comprensione che Dicami ne ricava — l’intenzione, il tono percepito, i nomi riconosciuti (che diventano segnaposto) —, il nome dell’app in cui stai scrivendo (ad esempio WhatsApp o Telegram), e alcune informazioni tecniche sul funzionamento dell’app — quanto ha impiegato ogni passaggio, quanto è durata la dettatura, quante richieste hai usato nel mese, e se l’app si è avviata o è andata in errore. Le osservazioni vengono inviate a un nostro archivio, il Dicami Observatory.

Prima che escano dal telefono, le ripuliamo. Sul dispositivo, prima di ogni invio, sostituiamo i dati personali presenti nel testo — nomi di persona, indirizzi email, numeri di telefono, indirizzi, link — con segnaposto come [PERSON_1] o [EMAIL]. La versione integrale non viene mai inviata. La sostituzione è automatica e ha un limite che preferiamo dichiarare: un nome che compare solo all’inizio di una frase può sfuggire, e nomi di luogo o di marca possono essere sostituiti anche quando non sono nomi di persona.

Del nome dell’app ci serviamo per individuare problemi specifici delle diverse applicazioni e migliorare la compatibilità. Registriamo solo il nome dell’app: mai il contenuto delle conversazioni al suo interno. I nomi delle persone che compaiono in quello che detti diventano segnaposto sul tuo telefono, prima dell’invio.

Perché. Per trovare i problemi e capire quando Dicami scrive male. Non per profilarti, non per pubblicità, non per addestrare modelli.

Come sei identificato. Da un codice casuale generato sul tuo telefono al primo avvio. Non è il tuo account, non è un identificativo del dispositivo, non ha il tuo nome. Serve solo a raggruppare le osservazioni che arrivano dalla stessa installazione.

Quando parte l’invio. A intervalli, quando c’è connessione. L’invio è un passaggio separato da quello che compone il tuo messaggio: non lo tocca, e se fallisce non te ne accorgi.

Per quanto le teniamo. Fino alla fine della beta. Alla chiusura del programma il contenuto delle osservazioni viene cancellato: restano solo informazioni tecniche che non contengono quello che hai scritto. E se ce lo chiedi prima, lo cancelliamo prima.

Cosa non cambia. Quello che raccogliamo non cambia il modo in cui Dicami scrive per te. A decidere come si comporta Dicami sono solo le tue impostazioni, che puoi vedere e modificare in qualsiasi momento.

Se cambi idea. Nelle impostazioni puoi fermare la raccolta quando vuoi: da quel momento non parte più niente, e quello che Dicami osserva mentre è ferma non partirà mai — nemmeno se in seguito riprendi. Dicami continua a scrivere quelle osservazioni sul telefono, dove gli servono per funzionare e da dove non escono. Se riprendi, riparte solo quello che era già in attesa prima che ti fermassi. Quello che avevamo già ricevuto resta finché non ci chiedi di cancellarlo — e puoi farlo con la richiesta qui sotto, anche dopo aver disinstallato l’app.

Cosa resta sul tuo telefono

Le tue impostazioni, le memorie che scegli di salvare e — se le hai compilate — la firma e l’email di esempio per le email restano salvate solo qui. Non sono su nostri server, e restano finché non le modifichi, non le elimini o non disinstalli l’app.

Vanno però distinte due cose diverse. Salvate è una cosa, usate un’altra: ogni volta che Dicami compone un messaggio le tue impostazioni viaggiano insieme alla richiesta, perché sono ciò che gli dice come scrivere per te. Fanno la stessa strada del testo e non vengono conservate. La firma e l’email di esempio, che sono parole tue, non entrano mai nelle osservazioni della beta: vengono svuotate prima.

Se hai acceso Conversazione naturale, restano qui anche i messaggi che Dicami ha preparato e che non hai ancora usato: al massimo per un giorno, e spariscono prima se li usi o se li butti. Stanno sul telefono, non sui nostri server, e nemmeno nelle osservazioni della beta.

Se partecipi alla beta, sul telefono resta anche una copia integrale delle osservazioni: la versione non ripulita di quella che inviamo. Non lascia mai il dispositivo — serve solo a poter ricostruire un problema se ce lo segnali, e sempre chiedendotelo prima. Niente di tutto questo finisce nei backup di sistema del telefono.

Come chiedere la cancellazione

Scrivici a dicami.app@gmail.com chiedendo l’eliminazione dei tuoi dati.

Se hai l’app installata, nelle impostazioni trovi Richiedi l’eliminazione dei dati: prepara la mail con già dentro il codice della tua installazione, che è quello che ci serve per trovare le osservazioni da eliminare. Se l’app non ce l’hai più, scrivici lo stesso: cerchiamo insieme il modo di identificarle.

Cancelliamo tutto quello che è associato a quel codice e ti rispondiamo a cancellazione avvenuta.

Una promessa

Se un giorno cambieremo il modo in cui raccogliamo i dati, te lo diremo prima.

Non con un aggiornamento silenzioso dell’informativa: con una schermata che ti dice cosa è cambiato, prima che il cambiamento abbia effetto.


Il documento completo, con tutti i dettagli richiesti dalla normativa, è la Privacy Policy.